venerdì, settembre 26, 2003 Stamattina mi sono alzata come al solito verso le sette e un quarto e ho preparato la colazione per mio marito e per mio figlio Matteo che ieri sera è stato male, ha avuto l’acetone. L’ultima volta che Matteo ha avuto l’acetone è stato verso la fine di gennaio, quando ho aperto il blog. Mio marito invece ieri sera è tornato a casa sbattendo la porta, non gli ho chiesto niente ma era chiaro che ci fosse di mezzo il videopoker. Mentre si buttava sul divano io stavo stirando le calze di Matteo. Sono tutte bucate in punta perché ha le unghie lunghe, non se le taglia, lui dice che se le taglia ma mente, io lo scopro dai buchi nelle calze. Mentre rammendavo perciò pensavo. E alla fine ho deciso. Questo blog tira avanti ormai da otto mesi e credo sia arrivato il momento di chiuderlo. Ringrazio davvero tutti quelli che in questi otto mesi mi hanno letto e scritto, tutti tutti quanti. Chi non ha mai letto neanche una riga dei miei post sono mio marito Luca, la calzolaia, la Betty, mia sorella, mia nipote Denise e tutti gli altri. L’unico che a volte ha buttato l’occhio qua e là è stato Matteo ma lui è ancora piccolo, se gli chiedono se sa leggere fa così così con la mano e ride. Per cui mollo la tastiera e torno all’aspirapolvere. Prima di andare però ricordo che all’Oviesse in questi giorni c’è una interessante promozione: comprando tre vestiti quello che costa meno lo si paga solo un euro.
mercoledì, settembre 24, 2003 Questa sera alla fine della puntata di Un posto al sole ho votato con l’sms per il sì. La domanda era: Rocco è appena uscito dal carcere, gli daresti una nuova opportunità di lavoro?
lunedì, settembre 22, 2003 Ieri siamo andati alla festa del quartiere della Betty. Questa volta il comitato di quartiere ha fatto le cose per bene. Ad ogni isolato c’era almeno un gruppo che suonava e in tutto ce ne saranno stati una decina, suonavano tutti insieme, facevano i successi dell’estate, le canzoni del Festivalbar. C’era anche il gruppo del verduriere, si chiamano gli Ensemble blues project, ce lo hanno anche scritto con l’Uniposca sulla cassa della batteria. Loro fanno musica per intenditori, la gente batteva le mani perché capiva la loro bravura. Il verduriere suona la batteria. Anch’io a volte vado da quel verduriere lì, da lui riesco a trovare i fichi d’India che fanno bene alla prostata di mio marito. I fichi d’India hanno i poteri. Ieri c’era anche un’amica della Betty che conoscevo per sentito dire. Era insieme al suo cane, che di nome fa Ercole. Ercole ha dei seri problemi mentali, ci raccontava la sua padrona, dice che ha dei complessi e spesso gli vengono crisi nervose e trema tutto. A furia di crisi isteriche Ercole ha perso tutti i peli. Ercole è un barboncino senza peli e onestamente a vederlo così, tutto nudo con solo due ciuffi in testa, fa venire voglia di vomitare. E’ il cane più disgustoso che esista sulla faccia della terra. Come se non bastasse Ercole ha la colonna vertebrale storta, non riesce a stare dritto come tutti gli altri cani, è curvo, e quando piscia si piscia tutto in faccia e ringhia, forse perché capisce che razza di vita di cacca è costretto a fare, è un cane che odia il mondo intero. Ora però la sua padrona ha cominciato a portarlo dallo psicologo. Io non so come funzioni lo psicologo per i cani, ma spero che possa servirgli a qualcosa perché Ercole non sta bene per niente, proprio per niente. giovedì, settembre 18, 2003 Quando qualche anno fa mio marito andò in peritonite lo portammo di corsa in ospedale. Lì lo operarono e lo fecero stare qualche giorno in osservazione. Era da solo in camera perché il suo vicino di letto era morto poche ore prima che ricoverassero mio marito. Per far passare il tempo, gli portai la settimana enigmistica e una raccolta di Lanciostory che avevo trovato in offerta dal giornalaio. Un pacco contenente 5 Lanciostory costava 5 mila lire ed era conveniente anche se il fumetto in sé non era molto bello e sulle copertine c’erano sempre disegnate delle guerriere muscolose e nude (ma non completamente). Comunque, in quei giorni mio marito divenne amico dell’infermiere che lo assisteva. Diventarono amici anche perché provenivano entrambi dallo stesso paese. L’infermiere si chiamava Franco. Da allora ogni mese Franco ci viene a trovare a casa. Lui non è più giovanissimo, sarà sulla quarantina e non è sposato. Da due anni l’hanno spostato di reparto, ora sta alle celle frigorifere fra i morti, dice che nessuno lì trova mai di che lamentarsi, e ogni volta che lo dice ride facendoci vedere i suoi denti marci. A me sinceramente non piace che Franco ci piombi in casa ogni mese, mi mette a disagio, non perché traffica coi morti, ma perché non sai mai cosa gli passa per la testa quando ti fissa con quello sguardo da maniaco che ha. L’altro giorno per la prima volta siamo andati a casa sua. In casa sua c’è puzza di chiuso e ha il frigo coperto di bollini Chiquita. Ci ha preparato i Quattro salti in padella Findus e ci ha versato l’acqua nei bicchieri della Nutella. Mentre mangiavamo Franco raccontava che il mese di agosto è stato massacrante. -78 morti solo ad agosto, pensate- diceva - non si era mai vista una cosa del genere.- Però in fondo era contento, almeno si è fatto un po’ di soldi, se si pensa che a morto sono 25 euro, 78 morti per 25 euro fanno 1950 euro. -Il 20 di agosto- raccontava Franco -è arrivato in ospedale un signore, ubriaco fradicio. Voleva vedere suo fratello, gridava che voleva vedere suo fratello. Io e il mio collega gli abbiamo chiesto i documenti e lo abbiamo accompagnato alle celle. Gli abbiamo detto di aspettare un attimo che dovevamo cercare suo fratello. Lì nelle celle c’era un casino dell’altro mondo perché i morti, essendo i posti disponibili occupati da un pezzo, erano tutti uno sopra l’altro. Mentre cercavamo il cadavere l’uomo si era già buttato sul primo corpo che avevamo appena tirato fuori, gridando fratello, fratello mio. Suo fratello in realtà era due morti dopo, dentro la cella. Ho guardato il mio collega, non sapevamo che fare. Alla fine lo abbiamo lasciato per qualche secondo piangere sul cadavere di chissà chi.- mercoledì, settembre 17, 2003 Quest’uomo è il fidanzato di Miss Italia. Ieri al telegiornale raccontava che si sono conosciuti in un pub. Somiglia un po’ ad un ragazzo con cui usciva mia nipote Denise. Quello si chiamava Salvatore e aveva 18 anni. Un giorno l’ho beccato mentre incideva con le chiavi del motorino FORZA JUVE sui cofani delle macchine parcheggiate vicino ai bidoni.
Ieri la calzolaia mi spiegava che suo cugino si è trovato una nuova donna. Suo cugino si chiama Luca. La nuova donna di Luca è molto ricca, ha le macchine col tetto che si apre se schiacci un pulsante sul cruscotto e ha tre agenzie immobiliari. La madre della donna di Luca è su una sedia a rotelle. Questa ragazza, mi diceva la calzolaia, ha avuto una brutta delusione d’amore, nel senso che si era messa a convivere con un ragazzo tempo fa, sembrava una cosa seria, e la madre, per fare le cose per bene, aveva intestato al fidanzato di sua figlia una di queste agenzie e quello, la sera stessa del giorno in cui avevano fatto l’atto dal notaio, è scappato con la segretaria e via. Anche Luca ha avuto delle brutte storie. Luca all’inizio era sposato con sua moglie, la quale di punto in bianco non lo ha più voluto, faceva finta di essere matta per farlo impazzire, e lui alla fine non ci ha più visto e ha detto me ne vado, così se ne è andato a vivere con una violinista, mentre la sua ex moglie si è tenuta la bambina ed è tornata a vivere con il suo primo ragazzo che intanto aveva già avuto tre figli, però anche con la violinista durò poco, giusto il tempo di trasferirsi per vivere insieme, comprare i mobili, perché poi lei lo scaricò e si tenne i mobili. Ora Luca vive in caserma, fa il carabiniere, aspetta che le cose si sistemino un po’ con quella dell’agenzia per andare a vivere insieme, lui in fondo è un bravo ragazzo. sabato, settembre 13, 2003 Una delle cose che cerco di spiegare a mio figlio è che leggere fa bene, ti impara a scrivere, e che, in generale, è meglio che guardare la tivù, meglio anche di guardare programmi educativi come Passaparola o Chi vuol esser milionario. Perciò mi sento di consigliare questo bel libro:Giorgio Caldarelli, Una vita da ripieno. Ed. Rizzoli Pagine 322 Euro 12.50.
venerdì, settembre 12, 2003 La vicina della calzolaia si è presa un cane al canile. La calzolaia mi ha detto che gli ha messo un nome giapponese che è un casino da ripetere, però le hanno detto che in italiano vuole dire –né bene né male, né male né bene-. Anche Matteo è tornato a chiedere un cane. Io un cane non glielo compro però. Al giorno d’oggi i cani non ragionano mica più come una volta. Adesso li porti a casa che sono buoni e tranquilli, poi dopo qualche giorno impazziscono, ti sterminano la famiglia in quattro e quattrotto, e non sai neanche a chi dire grazie. I miei nonni, che abitavano in campagna, andavano più d’accordo coi cani. Quando erano vecchi e non servivano più, sbam, una bastonata sulle corna e via, ne prendevano uno nuovo. Oggi non è più così. mercoledì, settembre 10, 2003 Ieri è venuto l’elettricista. C’erano problemi col citofono e allora è venuto. Il mio elettricista quando viene si porta dietro il figlio, che ha 10 anni e non ha voglia di studiare. Non è che non ha voglia di studiare perché è ritardato o che altro, è solo che è un pelandrone. Mentre il padre trafficava coi fili nel muro ho chiesto al bambino se voleva vedere la tivù e lui mi ha detto di sì e che avrebbe gradito anche della cioccolata. Allora gli ho acceso la tivù e gli ho dato dei cioccolatini che avevo lì da Pasqua. Mentre guardava i cartoni in tivù gli ho chiesto, tanto per fare due parole, cosa gli sarebbe piaciuto fare da grande. Lui ha alzato le spalle, mi ha risposto che non sapeva. Il padre dalla stanza accanto, con un cacciavite in mano, ha detto –Mio figlio è interessato alla robotica, ai robot.- -Davvero?- -Si, mi piacciono i robot.- ha detto il bambino mentre guardava i cartoni alla tivù. -Bene.- gli ho risposto. Così e’ stato mezz’ora seduto davanti alla tivù sporcandomi il divano di cioccolata. Quando è stato il momento di andarsene si è alzato e mi ha dato la mano –Arrivederci signora- mi ha detto. Era vestito con una tuta tarocca dell’Adidas, cioè quella con due strisce lungo i lati anziché tre. Mentre mi dava la mano mi guardava in faccia senza sorridere, niente, mi fissava dietro i suoi orribili occhiali di tartaruga e faceva tremare quel po’ di baffi pelosi che gli sono cresciuti malamente fra le labbra e il naso. –Arrivederci signora- ha detto il padre –ora il citofono è a posto.-
lunedì, settembre 08, 2003 Sabato mattina stavo tornando dalla spesa e mi trovavo in cortile quando ho sentito il portone aprirsi. Era un ragazzo con una brutta faccia che avevo già visto altre volte infilato nei bidoni dell’immondizia a rovistare. Aveva uno zaino pieno di chissà cosa sulle spalle e dei santini di Sant’Antonio nella mano. Ho guardato la signora del pianterreno, stava sul balconcino a pelare patate con sua sorella e ho chiesto se era stata lei ad aprire il portone del cortile. -Si- mi ha risposto. -Le ho detto mille volte di non aprire agli sconosciuti, poi le capita come la volta scorsa quando le sono entrati in casa per controllarle i soldi perché dicevano di aver sbagliato a darglieli…- -Eh ma cosa vuole! Io sono sorda, pensavo fosse mio figlio…- La sorella intanto non diceva niente e tremava con la retina per i capelli in testa. Credo che le sia venuta una paresi o qualcosa del genere perché sta tutta storta, gira con il treppiede e ha il braccio legato al collo. Il ragazzo dalla brutta faccia intanto si era avvicinato al balconcino e cercava di vendere i santini alle due signore. Io gli ho detto mentre aprivo il portoncino di casa di andarsene, che se non se ne andava chiamavo i carabinieri. Quello allora ha fatto uno scatto velocissimo per riuscire ad infilarsi dentro casa ma per fortuna sono riuscita a chiuderlo fuori, e allora lui da dietro la porta si è messo ad urlare che doveva fare il suo lavoro, che io ero una deficiente, una mafiosa, sì una mafiosa, che è colpa di quelli come me se poi la gente ruba. |